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Più del 60% del traffico online è generato da robot automatici

Più del 60% del traffico online è generato da robot automatici

7 gennaio 2014
Più del 60% del traffico online è generato da robot automatici

Un'analisi della società Incapsula ha svelato che  meno di quattro utenti su dieci di internet sono persone reali. La maggioranza dei visitatori è costituita da programmi automatizzati che agiscono sia con funzioni legittime,  come ad esempio gli spider dei motori di ricerca, che illegittime come i furti di dati sensibili di utenti o aziende.

Il web è popolato dai bot. Questi programmi automatizzati vengono creati con diverse funzioni: dalle scansioni effettuate dai motori di ricerca al furto di dati informatici sensibili e di profili utenti. Incapsula, una società statunitense specializzata nella lotta a questo tipo di robot automatici, ha certificato tramite quest’analisi il sorpasso dell’ “utenza” robot sul web rispetto a quella umana.

Secondo questa colossale indagine, che comprende statistiche relative a diverse tipologie di siti web: dai blog personali ai negozi elettronici, dai portali governativi ai siti delle big company passando per quelli di istituzioni finanziarie e forum,  il 61,5% del traffico web è opera di fonti non umane, queste si fermano al 38,5% e comprendono ricerche, letture, navigazioni, downloads e attività su forum o social networks.

Rispetto all’ultima rilevazione il traffico prodotto dai bot ha subito un’impennata del 21% fino a toccare la maggioranza assoluta di quello complessivo.

"La maggior parte di questa crescita è da attribuire all’incremento di visite da parte dei cosiddetti bot buoni – raccontano da Incapsula – vale a dire agenti certificati di software così come motori di ricerca, la cui presenza è cresciuta dal 20 al 31 per cento negli ultimi dodici mesi". 

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Le cause di questa esplosione sono principalmente due: da una parte l’evoluzione dell’automazione dei servizi basati sul web, come ad esempio nuovi servizi di ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca che visitano un sito fra le 30 e le 50 volte al giorno. D’altra parte un aumento dell’attività dei bot esistenti, web crawler e spider su tutti, cioè software della che passano in rassegna i siti in cerca di informazioni sui contenuti per indicizzarli nei motori di ricerca.

Il restante 31% del traffico prodotto dai bot è infatti di natura dannosa.

Una buona notizia è che le funzioni automatizzate legate allo spam sono crollate dal 2% allo 0,5%. Ciò si deve in larga misura alla campagna anti-spam messa in campo da Google con gli aggiornamenti ai suoi algoritmi di ricerca, per esempio Penguin, che sono riusciti eliminare la maggior parte dei risultati inquinati da link building (75%) e altre tattiche Seo utili solo a generare traffico fine a se stesso.

Non è un caso che, in parallelo, questo tipo di attività sia migrata verso i social network.

analizzando parte di quel 31% di bot cattivi, il 5% è rappresentato dai cosiddetti scraper, programmi automatizzati che rubano informazioni, duplicano contenuti e indirizzi e-mail a fini di spam prendendo in particolare di mira siti di viaggi, notizie, e-commerce e forum.

Poco sotto rimangono invece gli hacking tool. Specializzati nel furto dei dati di carte di credito, diffondono malware e virus informatici e oscurano i contenuti dei siti internet. Prediligono portali basati su diffusissimi CMS come WordPress o Joomla. 

C’è una categoria che preoccupa in particolare gli analisti di Incapsula, gli "imitatori".

Un preoccupante 20%, che raccoglie bot negativi non classificati ma con intenti nettamente ostili. Perché questo nome? Perché la loro principale caratteristica risiede nel tentativo di assumere qualche altra identità, in particolare quella dei bot buoni.

Gli imitatori si mascherano da agenti dei motori di ricerca o di altri servizi online legittimi. Successivamente però rubano i dati oppure, mandano in tilt i siti con attacchi DDoS, cioè Denial of service, consistenti nell’invio di molte richieste di accesso fino a saturare le possibilità di risposta dei server portandoli al collasso.

L’obiettivo di questi bot è quello di infiltrarsi nei sistemi di sicurezza.

Sono i più pericolosi perché spesso programmati per uno specifico attacco e quindi più efficaci nei loro intenti.

"In termini di funzionalità e capacità – concludono da Incapsula – questi imitatori rappresentano la parte più insidiosa nella gerarchia dei bot. Possono essere bot spia, agenti DdoS o browser maligni attivati da malware trojan. In ogni caso, l’aumento dell’8% in questa categoria sottolinea l’attività di questi hacker così come spiega il boom degli attacchi informatici degli ultimi tempi". 

Fonte: Repubblica

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