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Imprese italiane e uso dell’ICT: dati Istat 2015

Imprese italiane e uso dell’ICT: dati Istat 2015

18 gennaio 2016
Imprese italiane e uso dell’ICT: dati Istat 2015

L'Istat ha diffuso il 21 dicembre 2015 i dati sull’uso dell’Ict da parte delle imprese italiane. La rilevazione è volta a misurare la diffusione e il grado di utilizzo delle tecnologie informatiche e della comunicazione, l’impatto delle nuove tecnologie nei rapporti con clienti e fornitori, il commercio elettronico e le competenze digitali.

La rilevazione è campionaria nel caso di imprese con meno di 250 addetti, mentre è censuaria per quelle di maggiore dimensione; in totale il campione (comprensivo delle unità censite) è pari a31.738 imprese rappresentative di un universo di 188.625 imprese e 7,688,839 di addetti. I dati vengono analizzati dall’Unione europea come base di comparazione tra gli Stati membri per valutare le politiche nazionali volte a cogliere le potenzialità del progresso tecnologico.

Nelle imprese, le competenze digitali sono infatti elemento imprescindibile per sviluppare un complesso sistema informatizzato funzionale alle scelte strategiche di business. Esse rappresentano un importante elemento di valorizzazione delle tecnologie acquisite dall’azienda e forniscono un vantaggio competitivo in termini di innovazione.

Ecco una sintesi della situazione in cui si trovano le aziende italiane alla fine del 2015.

Tipologie multiple di connessione

Nel 2015, il 94,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza connessioni in banda larga fissa o mobile (91,8% connesse in banda fissa, 63,3% in banda mobile).

Considerando le imprese per tipologia di connessione utilizzata, oltre sei su 10 (60,7%) ricorrono sia a connessioni fisse che mobili: tale quota varia dal 93,4% delle imprese con almeno 250 addetti al 57,9% di quelle con 10-49 addetti. Tra queste ultime, quattro imprese su 10 non utilizzano ancora connessioni mobili per l’attività lavorativa. Il 5,6% delle imprese dichiara di non utilizzare connessioni in banda larga. Si conferma la crescita della connessione mobile in banda larga, da 60,0% del 2014 a 63,3%.

Poco meno di sei imprese su 10 (57,0%) hanno dichiarato di avere fornito ad almeno il 5% della propria forza lavoro dispositivi portatili, quali computer o smartphone, dotati di connessioni mobili per scopi lavorativi. Nel complesso, gli addetti interessati sono il 15,0% della mano d’opera occupata nelle imprese con almeno 10 addetti (13,9% nel 2014 e 12,0% nel 2013).

Grado di adozione dell’ICT

Nel 2015 il comportamento delle imprese è stato valutato rispetto all’adozione di 12 attività specifiche rilevate nell’indagine, che contribuiscono alla definizione dell’indicatore composito di digitalizzazione delle imprese.

L’87,6% delle imprese con almeno 10 addetti si colloca ad un livello ‘basso’ o ‘molto basso’ di adozione dell’ICT, non essendo coinvolte in più di 6 attività tra quelle considerate (la media europea è del 78%); il restante 12,4% svolge invece almeno 7 delle 12 funzioni, posizionandosi su livelli ‘alti’ o ‘molto alti’ di digitalizzazione.

È evidente il divario tra le imprese più piccole e quelle con almeno 250 addetti: l’indicatore di digitalizzazione è al 10,8% per le prime e al 41,4% per le seconde nel caso dei livelli ‘alto’ e ‘molto alto’. In particolare il divario è consistente proprio nell’adozione di strumenti che rispondono meglio a esigenze di maggiore complessità aziendale quali:

  • l’utilizzo di software per la condivisione interna delle informazioni (10, 32,2% per le piccole contro 78,6% per le grandi)
  • l’adozione di sistemi elettronici per lo scambio di informazioni con clienti e fornitori sulla gestione della catena distributiva (11,3% contro 36,5%)
  • l'uso di applicazioni informatiche per la gestione e l’analisi dei dati raccolti sulla clientela (12, 28,6% contro 52,4%).

Aumentano le imprese con almeno 10 addetti che utilizzano uno strumento social (da 31,8 nel 2014 a 37,3%); è in lieve crescita anche la percentuale di quelle che dichiarano di utilizzarne soltanto uno (da 20,0 nel 2014 a 22,9%) mentre appena il 14,4% ne utilizza almeno due.

 Il 70,7% delle imprese ha un proprio sito web, ma poco più di un terzo lo usa per offrire servizi più avanzati come quelli legati alla tracciabilità delle ordinazioni online o alla personalizzazione di contenuti e prodotti. Solo il 12,8% delle imprese permette ai visitatori del sito di effettuare online ordinazioni o prenotazioni dei propri prodotti (11,5 nel 2014); tale percentuale sale fino a coinvolgere una impresa su quattro fra quelle di maggiore dimensione.

Utilizzo del commercio elettronico

Il 10,0% delle imprese con almeno 10 addetti ha venduto online i propri prodotti nel corso dell’anno precedente (8,2% nel 2014); la quota sale al 29,6% nel caso di imprese con almeno 250 addetti, mentre scende al 6,7% considerando solo quelle imprese che hanno effettuato vendite online per un valore almeno pari all’1% del proprio fatturato totale.

Crescono le imprese che vendono via web (7,9% contro 6,3% del 2014) e tale canale di vendita continua a essere preferito rispetto ad altri canali online. Fra le imprese che vendono via web predominano quelle che hanno come compratori i consumatori privati (78,9%) rispetto ad imprese e amministrazioni pubbliche (58,7%).

Il fatturato online cresce e si attesta al 9,2% del fatturato totale (7,1% nell’anno precedente): la quota è al 2,6% per le imprese con 10-49 addetti, al 10,7% per quelle con almeno 250 addetti ed è massima per quelle con 100-249 addetti che registrano un fatturato online del 18,0%.

Continua a crescere la presenza sul mercato online delle imprese attive nell’editoria (da 67,0 dell’anno precedente a 82,6%) e nei servizi di alloggio (da 61,0 a 62,6%). Ancora in coda, anche per la natura del prodotto offerto, quelle attive nel settore delle costruzioni (da 1,6 a 2,1%).

In aumento anche le vendite online dei settori che, già da qualche anno, registrano le quote più alte di fatturato: 39,4% nel settore della fabbricazione dei mezzi di trasporto, 27,4% nel comparto dell’energia, 21,4% per i servizi di alloggio e 11,9% per le agenzie di viaggio.

Competenze digitali

Il 16,7% delle imprese con almeno 10 addetti impiega esperti ICT (15,3% nell’anno precedente), presenti nel 75,4% delle grandi imprese; queste ultime, tra l’altro, hanno provato ad assumere o hanno assunto nell’anno precedente nel 26,6% dei casi (contro il 3,7% delle imprese di minore dimensione).

Le imprese delle telecomunicazioni e quelle informatiche fanno prevedibilmente maggior ricorso a tali conoscenze specialistiche al proprio interno (rispettivamente 78,8% e 72,4%); seguono le attività editoriali (44,6%) e, nel settore manifatturiero, il comparto della fabbricazione di computer ed elettromedicali (51,9%).

In generale, la maggioranza delle imprese ha indicato di preferire le competenze esterne per tutte le funzioni richieste. Nel dettaglio, la manutenzione delle infrastrutture informatiche viene gestita soprattutto in outsourcing dal 71,6% delle imprese (40,1% nelle grandi imprese).

La funzione che, invece, viene maggiormente svolta utilizzando prevalentemente competenze interne è quella connessa al supporto per il software di ufficio: 34,7% di imprese con almeno 10 addetti e 72,7% di quelle con almeno 250 addetti.

A fronte di un ampio accesso alla Rete da parte delle imprese, il 42,9% di esse dispone di unapolitica di sicurezza ICT formalmente definita; l’Italia si colloca al quarto posto tra i Paesi europei, circa 11 punti percentuali sopra la media europea del 32%.

Nella definizione dei rischi, circa la metà di queste imprese ha considerato tutti quelli relativi a distruzione o corruzione dei dati, divulgazione di informazioni riservate e indisponibilità dei servizi informatici. Le grandi imprese sono più sensibili verso tali rischi: il 79,4% dispone di una policy di sicurezza ICT e il 69,1% ha valutato tutti i rischi richiesti.

Fonte: Istat

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