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7 Errori da evitare nelle pratiche SEO

7 Errori da evitare nelle pratiche SEO

12 dicembre 2013
7 Errori da evitare nelle pratiche SEO

Con i frequenti aggiornamenti degli algoritmi dei motori di ricerca e con l’ingresso di nuovi fattori per l’indicizzazione dei contenuti, le pratiche SEO sono in continuo mutamento.

Quali sono le differenze fra Google+, i +1 su Google+ e l’indicazione del ruolo di autore dei contenuti agli occhi dei motori di ricerca? Quanto sono importanti le parole chiave e dove vanno inserite? Questi interrogativi sono quelli che generano maggior confusione nell’apprendimento delle pratiche SEO.

Chiariremo nei punti successivi alcuni frequenti dubbi che gli operatori fronteggiano quotidianamente alle prese con le pratiche SEO, con lo scopo di ottimizzare i contenuti e di farli salire negli indici dei motori di ricerca.

Errore #1: il SEO si usa solo su parole chiave e link.

Sicuramente le parole chiave e i link giocano un ruolo nelle pratiche SEO, ma non sono gli unici.
Tutto, dall’ottimizzazione del sito per i dispositivi mobili fino alla viralità dei contenuti, contribuisce al posizionamento nei motori di ricerca.

Con l’Hummingbird update di Google, i suoi algoritmi iniziano a considerare intere frasi e non singole parole chiave, ora non è più così importante inserire le parole chiave all’inizio del titolo.

Riflettendo sul modo in cui le persone cercano le informazioni in internet, Google sta iniziando a capire l’importanza delle frasi e anche della localizzazione dei contenuti nelle aree vicine alla posizione dell’utente.

http://cdn2.hubspot.net/hub/53/file-357203635-png/Questions-not-keywords.png?t=1382362133000&t=1382362133000

I link in entrata sono sicuramente uno strumento utile per aumentare il page rank, ma è meglio concentrarsi sulla creazione di contenuti che vengano condivisi. Sempre più persone cercano contenuti sui social media, quindi ottimizzare i contenuti per questi canali media è fondamentale.

Errore #2: Bing non conta. 

Secondo la ricerca  “comScore’s October search engine rankings”, Bing ha ricevuto il 18,1% delle ricerche negli Stati Uniti nell’Aprile 2013, raddoppiando il proprio traffico dal 2009. Anche se la leadership di Google non è messa in discussione, Bing è sicuramente un mototre di ricerca da tenere d’occhio.

L’intergrazione di Bing in Facebook.

All’inizio del 2013, Facebook ha introdotto Graph Search e ha sviluppato una partnership con Bing. Graph search abilita gli utenti a cercare luoghi e cose all’interno della propria rete sociale, ad esempio i “ristoranti che sono piaciuti ai miei amici”, ma non può eseguire tutte l’enorme quantità delle ricerche, per tutte quelle che non riesce ad eseguire utilizza Bing.

L’integrazione di Bing in Yahoo

Nel 2012, Bing è diventato il motore di ricerca utilizzato per le ricerche su Yahoo. Siccome il traffico di ricerca su Yahoo è circa l’11,1% del totale, sommandolo a quello di Bing si arriva a quasi il 30% di tutte le ricerche effettuate online.

Nuove opportunità con Bing

L’algoritmo di Bing è un po’ meno complesso di quello di Google e ha delle priorità leggermente diverse. Se ti stai muovendo in un contesto molto competitivo e stai avendo alcuni problemi con google, potresti considerare l’opzione di utilizzare Bing.

Bing fornisce statistiche sulle parole chiave

Da quest’anno Google ha iniziato a criptare i dati sulle parole chiave ricercate dagli utenti, togliendo uno importante strumento dalle mani dei marketers. Bing invece rende ancora disponibili questo tipo di statistiche.

Consiglio: Ottimizzare per Google dovrebbe essere comunque la priorità, ma non sottovalutare Bing: la partnership con Facebook e Yahoo gli conferisce un’importanza che sta aumentando in maniera esponenziale.

Errore #3: Senza parole chiave non c’è SEO.

La scelta di Google di criptare tutte le parole chiave non sarebbe stata la cosa peggiore neanche se il SEO fosse stata una pratica da applicare solo alle parole chiave.

Invece che focalizzarti sulle parole che hanno portato visitatori al tuo sito, concentrati sui contenuti. Per esempio, è meglio guardare le statistiche e vedere quali pagine del tuo sito hanno avuto più visite dalle ricerche organiche (che non considerano le parole chiave).

Qual è il contenuto più importante di quelle pagine?

Puoi anche fare una prova: vai su Google e scrivi qualche frase per le quali vuoi essere trovato. In che posizione compari? Crea dei contenuti relativi a quelle specifiche frasi, successivamente ripeti la ricerca dopo un po’ di tempo e confronta la tua posizione con quella che avevi prima. Sei salito in classifica?

Chiedi ai tuoi consumatori cosa stavano cercando quando ti hanno trovato e concentrati sul creare contenuti che siano condivisibili sui social networks.

Consiglio: SEO vuol dire creare contenuti di qualità che siano anche condivisibili, la fine della presenza di statistiche sulle parole chiave non è la fine del mondo. 

Errore #4: Avrò degli ottimi ritorni linkando il mio sito nei commenti su un altro blog.

Questa è una pratica che dovrebbe essere già caduta in disuso, meglio includerla lo stesso per completezza.

I link in entrata al tuo sito sono delle attestazioni di fiducia verso i tuoi contenuti e hanno un impatto positivo sul tuo page rank. Ma i link in entrata devono essere guadagnati tramite gli utenti, non inseriti nella sezione commenti di un altro blog. Molti blog hanno inserito delle istruzioni “no follow” per ignorare i link nei commenti.

Consiglio: Lascia link nei commenti solo se ha senso lasciarli, non aspettarti che aiutino a posizionarti meglio nei motori di ricerca.

(Quasi)Errore #5: I sottotitoli sono importanti in ottica SEO.

Ci sono diverse opinioni in merito, ma la maggior parte degli operatori nel mondo del SEO crede che i contenuti con tag che vanno dall’h2 all’h6 non abbiamo molto peso nell’indicizzazione dei contenuti.

Hanno un peso notevole per l’accessibilità dei contenuti, per la user experience e per la semantica ma non per il SEO.

Solo il tag h1 ha un certo valore per l’indicizzazione.

Consiglio: usa i sottotitoli per aumentare l’accessibilità della tua pagina e per migliorare l’HTML. Metti le parole chiave nei sottotitoli solo se aiutano a convogliare il messaggio presente nel contenuto.

Errore #6: i +1 di Google plus hanno peso nell’indicizzazione dei contenuti.

Ogni due anni, i professionisti delle statistiche di “Moz” effettuano uno studio scientifico per esaminare quali caratteristiche delle pagine web sono associate ad alti page rank su Google. In uno studio recente, l’azienda ha evidenziato degli interessanti punti critici:

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All’inizio l’interpretazione di questi dati aveva portato ad assegnare importanza ai +1 su Google plus, credendo di aver rivelato una correlazione diretta con l’aumento del page rank.

L’intervento diretto di Matt Cutts, dipendente di Google, ha chiarito il dubbio sostenendo che i +1 di Google+ non portano direttamente ad un incremento in classifica dei contenuti cliccati sui motori di ricerca e che le persone dovrebbero concentrarsi a creare contenuti di qualità, essendo quelli i tipi valorizzati nelle indicizzazioni su Google.

Perchè dunque sono importanti i +1 su Google plus? Perché, contrariamente ai post su Facebook o Linkedin, i post di Google+ venono più facilmente trovati dai crawler, essendo trattati come post di blog, con un url unico e piccoli tag.

Consiglio: Postare su Google+ ha un certo valore per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca, e cliccare il +1 ci dice solamente che è un buon contenuto senza migliorarne la posizione nell’indice .

Errore #7La Google Authorship porta ad una migliore indicizzazione.

La risposta è no, o almeno non ancora. Stabilire la Google Autorship implica aggiungere i tag rel=author ai tuoi contenuti e linkare la tua pagina Google+ nel tuo blog.

L’Autorship permette a Google di attribuire una serie di contenuti al proprio autore, cosa che non contribuisce ad una migliore indicizzazione del contenuto stesso, ma aiuta il tuo contenuto ad apparire nei risultati di ricerca con un’immagine correlata, in questo senso ne migliora l’indicizzazione!

Nell’esempio successivo si nota come, anche se il contenuto non è ai primi posti in classifica, la presenza dell’immagine ne fa risaltare l’importanza.

google-authorship

Gray MacKenzie espone bene il nocciolo della questione:

"Il tuo obiettivo non deve essere aumentare il tuo ranking per il gusto di farlo, ma di aumentare il traffico di qualità in netrata al tuo sito. Un’importante statistica da tenere sott’occhio è il CTR (ClickToRate). La Google Autorship associa una foto dell’autore al contenuto e contribuisce ad aumentare la fiducia del visitatore verso quel particolare contenuto, in alcuni casi aumentandone il CTR del 150%.”

consiglio: La Google Authorship per ora non aumenta l’importanza dei contenuti agli occhi dei motori di ricerca, ma attira l’attenzione degli utenti e aumenta il CTR, quindi è una pratica da adottare senza alcun dubbio.

Il SEO è una pratica in continua evoluzione, quindi questa mini guida in futuro potrà non essere più valida in relazione ai cambiamenti che si succederanno.

Fonte: Hubspot

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